Hotel Brun

          



Vieni, guarda i volti nuovi

con un salto ti trasformi....


a) distrazioni


Vivono, sono parte di noi

angoli di strade, polvere tra i muri,

gesti che non si usano più.


Parlano, basta solo ascoltare,

debole barriera, suoni polifonici,

una tenace armonia.


Continuo a perdere tempo

camminando distratto per ore.

Poi d’improvviso mi accorgo

c’è un vecchio albergo sopra di me


Vivono, sono parte di noi

viaggi, stampanti, cavalli e librerie

guarda meglio sono più in là!  attento


Continuo a perdere tempo

camminando distratto per ore.

Non sono più in questa strada

sto perdendomi, mi aspetterai?


b) corrispondenza stanza 14


Dopo un lungo viaggio

dentro e fuori di me

sono giunto in questa stanza

e da qui ti scrivo le parole che non hai sentito

prima della partenza.


Sempre sia dannata

questa guerra che

porta via

oltre ai nostri corpi

il bisogno di comprendere i segreti

delle nostre strane vite assenti


Ma gli occhi tuoi....

NON PIANGERE PIÙ’

non sopporto il tuo dolore !

Ma gli occhi tuoi...

ASCOLTAMI

forse c’è una spiegazione


Questa città,

chiusa dentro le sue ferite,

stamattina all’alba

mi correva intorno ed io

ero sempre più confuso


Ma gli occhi tuoi...

NON PIANGERE PIÙ’

mi ossessiona il tuo dolore !

Ma gli occhi tuoi...

RICORDALO

questa notte è lunga anche per me


****************************


Tra ufficiali stranieri e

mercanti di morte

qui c’è un’atmosfera strana

ed io  non mi fermerò abbastanza

per ricevere la tua risposta.


Ma gli occhi tuoi.....

NON PIANGERE PIÙ’

non sopporto il tuo dolore.

Ma gli occhi tuoi...

ASPETTAMI

ci vedremo in un altro sogno


c) la città


Sogni che trovi nelle strade

accanto a una vecchia follia (piove!)

Pioggia e sto nuotando sopra

il marciapiede, no non cerco più nulla.


La città !Quante voci

La città !Mi proteggono

La città !Non andrò mai via

La città !Tutta questa vita


Non ti illudere passa

una malattia infantile lo sai

( si chiude )

Questo gioco non è affatto corto

è strano, è amaro, non lo ho ancora capito


Liberodi comprendere

Liberodi fuggire via

Liberodi decidere

Libero di volare


Ma questa piazza, le strade

del centro mi stupiscono ancora  (davvero)

Come sei cambiata e come

ti vedo sempre uguale, bisogna cercare, cercare, sempre !


La città !Quante voci

La città !Mi proteggono

La città !Non andrò mai via

La cittàTutta questa vita


d) hotel Brun


Sono brevi e scuri questi giorni,

oggi il giornale

sembra chiedere una tregua.

Gli anni sono simili

al rosso dei semafori

che chiudono le strade

sotto l’Hotel Brun


Corrono le auto

sotto i corridoi,

signore che bisbigliano

rapite da un sorriso.

Piccoli  lacchè

incipriati ed arroganti,

l’arte di servire il mondo

all’Hotel Brun


si alza il fumo... si alza il fumo.....

si alza il  fumo

cresce.....


Io non ricordo,

credo di aver visto,

una mattina dentro

a un piccolo negozio

un signore strano,

forse mascherato,

portava una valigia e sorrideva...



e) 24 Luglio 1943 (strumentale)


f) distrazioni  (ripresa)


Vivono, sono parte di noi,

riposano con noi,

si infiammano con noi,

non si distruggono mai.


Continuo a perdere tempo

camminando distratto per ore.

Forse ho disperso i miei giorni

in una nube di precarietà


Vieni, guarda i volti nuovi

con un salto ti trasformi....

Il  24 Luglio 1943 (vigilia della caduta di Mussolini), Bologna visse un drammatico episodio: un violento bombardamento aereo da parte delle fortezze volanti angloamericane colpì e distrusse gran parte della zona di via Lame, via Marconi via Ugo Bassi e strade limitrofe La difesa antiaerea tutti i giorni, alle 10 precise, provava il sistema di allarme aereo della città azionando le sirene che emettevano un solo sibilo prolungato (in caso di allarme invece erano previsti più sibili ripetuti ad intermittenza).

Il 24 Luglio, alle ore 10 circa, i bolognesi udirono il sibilo della sirena e pensando fosse la solita prova controllarono i propri orologi, ma poi udendo un secondo sibilo, poi un terzo, si resero subito conto che si trattava dell’allarme aereo.

Il bombardamento a tappeto colpì una vasta zona; distrusse l’Hotel Brun (ora Palazzo del Toro) e il Comando del Presidio militare di Bologna situato in via de’ Gombruti al n. 6 (ora Via Testoni), nonché numerose case civili tutte intorno.


(dalla testimonianza di Dante Lodi in Cronache dell’antifascismo e della Resistenza a Calderara di Reno)

FESTA IN COLLINA



Alla festa delle verdi colline

c’erano tutti, vestiti di belle macerie ;

io volavo sopra la casa,

guardavo le donne e suonavo.


C’era chi aveva venduto le stelle

o meglio le aveva restituite,

ora cercava un due vani e cucina,

libero subito, ad uso week-end.


C’era chi aveva prestato il cervello

a un nobile intento universale,

ora affogava il suo collo nei dolci,

parlava di crema, di ribes, di panna.


In un angolo piuttosto appartato

c’è chi parla d’affari con l’amico in carriera.

Tra un aneddoto e l’altro sanciranno un accordo

nel comparto rubinetteria...


Tra un vertice e l’altro, lontani da tutti,

un triangolo sordo di vecchi amanti;

parlano e mangiano, sono invecchiati,

come tutti, come anche i ricordi.


Su, nelle verdi colline

c’erano tutti vestiti di belle macerie;

io volavo sopra la casa

guardavo le donne e suonavo.

COMPRATE LE STELLE


Non ti perdere, gridai nel vento

e rimasi a guardare

una piccola figura lontana

chiudere una porta dopo un ultimo saluto.


Non importa , pensai mentendo

risalendo la strada

tormentando un bottone ribelle

con un gesto nervoso imprecando la sorte.


VENITE, COMPRATE LE STELLE

COSTANO POCO SI SA

CORRETE, STRAPPATE LA PELLE

QUESTI SOGNI NON INVECCHIANO MAI ?


Non  partire, urlai in silenzio

e sarebbe facile

dimenticare sempre vivere il presente

senza chiedere mai tempo

senza perdere un momento


VENITE, COMPRATE LE STELLE

COSTANO POCO SI SA

CORRETE, STRAPPATE LA PELLE

QUESTI SOGNI NON INVECCHIANO MAI ?


Non ti perdere, gridai nel vento,

e tornai verso casa,

camminando lento fino alla soglia,

un falò lontano, tante voci in dissolvenza...

Ruscelli



Dall’alto di una scala di legno

tu giocavi coi gatti.

Era l’ora in cui le immagini intorno

rimangono un’eterna fotografia


Ma io distrattamente

scendevo un viottolo grigio:

notavo la punta delle mie scarpe

o forse un cespuglio di more.

Sentivo un ruscello...


Poi la scala, le scarpe e anche tu

siete entrate in una scatola gialla;

appoggiata sulla mia scrivania,

affidata alle mie dissolvenze.


Ed io che pure continuo a vivere,

cerco ancora qualche nuovo dettaglio:

c’è sempre un particolare strano,

questa notte in lontananza

sento chiaro un ruscello...

Con altri occhi


Con altri occhi sto cercando una via d’uscita,

(... un’altra vita.)

scrutando meglio tra le pieghe del tempo.


Nuotare senza limiti in una vasca di fiele

(... un’altra volta)

come un salmone verso la montagna


Sotto un albero, nel crepuscolo

voglio solo riposare.

Camminare senza un solo orario

senza impegni da rispettare.


Con altri occhi sto seguendo il mio fiume impetuoso

(... un’altra vita.)

piegando il corpo tra gli ostacoli.


Quante parole, quanti errori, sono stato ingannato

(... un’altra volta)

in un disordine di troppe illusioni.


Verso un po’ di pace, verso un limite

voglio solo tranquillità


Appoggiato ad una finestra aperta

... non cercatemi...


Con altri occhi sto cercando una via d’uscita

(... un’altra vita.)

mi serve solo un mattino per ricominciare


Ricominciare dal nulla delle mie illusioni

(... un’altra volta)

come un salmone, verso la montagna

LA CELLA


Lento respiro di foglie,

accompagna i miei passi indecisi;

una illusione di aurora

ricamata su un vicino orizzonte


Questa luce non ferisce più,

posso aprire gli occhi, posso guardare;

tra un minuto un fuoco tiepido

mi potrà scaldare, riposare...


Maledette queste pareti,

sbriciolate da un continuo rumore.

In fondo in fondo una porta,

così grande, noon l’avevo cercata.


Mi avvicino con curiosità,

sento la corrente nel corridoio;

tra un minuto un fuoco tiepido

mi potrà scaldare, riposare


Batte un martello nel muro

mentre l’alba ha già acceso le strade.

In prigione è sempre uguale il mattino,

stringo forte le chiavi della mia cella.

IL SEGNALE


Quando un segno preciso

uscirà dal pensiero,

indeciso, sospeso tra noi...

io ci sarò io lo raccoglierò..

non tardarlo oppure non farlo mai..

Se verrà d’improvviso,

se verrà una mattina,

col torpore che segue un bicchiere.

Io ci sarò, io lo raccoglierò,

non tardarlo oppure non farlo mai.

Ma non seguir queste mie fantasie

no, non ti chiedere nulla di più.

Lo so, non è certo una grande poesia,

d’altra parte, lo vedi, ci sei solo tu...

Quando un segno preciso

uscirà dal pensiero,

incosciente, libero, vero

io ci sarò, io lo raccoglierò

anche se non potrà

darci di più di così...


            SINERGIE INTERATTIVE

(nuove tendenze alla ricerca del cibo)


Mi occupo di cultura, ho avuto l’investitura

di fondi comunali, per spazi marginali.

Amo il telefono, nella mia tasca destra,

arma fondamentale, del buon multimediale.

Come rimpiango i vecchi tempi

quando cercavo in periferia

le facce giuste, l’arte di strada

come a New York, come a New York !


Quando andavo a scuola mi prendevano a calcioni

davanti ai professori mi cadevano i calzoni;

ma avevo pure qualche buona predisposizione

e ben presto venne il giorno di mostrare il mio valore


La mia scrittura fluida, un poco allucinata

fedele riflessione di un’ideologia appannata.

In questo dimostrai un talento eccezionale,

scrivendo il giorno è notte ed è rosso quel che è nero !


Il tempo passa e allora son diventato grande,

da vero intellettuale non posso faticare.

Dopo qualche concorso fatto un po’ per provare,

ho ritenuto saggio cercar di non lavorare...

Allora ho scelto un nuovo impegno

grazie a un amico neo-consigliere,

il suo partito è ora anche il mio

(non sembra vero, non sembra vero)


Mi occupo di cultura, ho avuto l’investitura

di fondi comunali per spazi marginali...


Stagione 1995

Sudore e rivolta suburbana nelle periferie tirolesi;

nuove tendenze alla ricerca del cibo;

prima rassegna della percussione tibetana a New York,

dove vai Tamburo ?

            PICCOLE VELE


Dopo il temporale

solo piccole impronte

un riparo prezioso, grazie di tutto:

di una semplice tazza di tè

di un cenno di mano.

Ora posso partire


Via verso la città

ruote che spingono

sono piccole vele,

viaggiano verso di me.


Dopo il temporale,

abbiamo riso di tutto,

di qualsiasi idiota, di qualsiasi nota.

Sono stanco della tua faccia,

non collaboro più.

Ora voglio partire


Via verso la città

ruote che spingono

sono piccole vele,

viaggiano verso di me.

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