Arriva finalmente il disco live dei Sithonia tratto in larga parte dalla performance che il 26 Marzo del ’93 li vide supporter di Richard Sinclair e dei suoi Caravan. Per chi, come chi scrive, apprezza la produzione del gruppo di Bologna, questo disco è un’occasione ghiotta per riassaggiare alcuni spezzoni di “Spettacolo annullato” e soprattutto le composizione del primo LP “Lungo il sentiero di pietra”, uscito solo su vinile e in un’edizione tecnicamente non impeccabile. Ora, rispetto ad allora, i diversi pezzi qui presenti sono ottimamente suonati e riarrangiati, laddove la versione originale mostrava forse qualche ingenuità: Non è un caso allora, che “Folla di Passaggio” prenda il titolo proprio dall’omonimo pezzo estratto dal primo disco: questo pezzo non fa parte del set live vero e proprio, essendo stato registrato durante una session in studio pochi giorni prima dello show.

E la logica che sottende questo disco va cercata proprio nella volontà del gruppo di ripercorrere il loro primo prodotto in una chiave più credibile e professionale: è vero che da allora i Sithonia hanno cambiato il bassista e soprattutto il cantante: malgrado ciò la nuova line-up èstata in grado di interpretare i vecchi pezzi con disinvoltura e il vocalist Marco Giovannini non ha fatto rimpiangere il suo predecessore.

Quello che non soddifa l’orecchio più fino è forse il missaggio, che a tratti affossa le tastiere e non sempre rende giustizia al vero sound del gruppo. Ma è comprensibile che una serata che prevedeva un grande headliner e altri due gruppi di supporto non potesse concedere grossi margini di aggiustamento e lunghi e precisi sound check.

Ancora una parola per la confezione, del tipo in cartone apribile a finestra, davvero curata e ben stampata. Come di consueto la fanno da padrone gli ottimi disegni del chitarrista Roberto Magni, che già hanno dato la copertina a tutte le altre release del gruppo.

In definitiva siamo di fronte ad un prodotto qualitativamente superiore, e di molto, alla media di quello che il mercato sforna, solidamente poggiato su composizioni valide e complete, indubbiamente piacevole ma soprattutto maturo: l’attento ascoltatore prog non può lasciarselo sfuggire. D’altronde, per chi non se ne fosse ancora reso conto, i Sithonia, non solo oramai sono terra emersa nell’arcipelago del prog nostrano, ma ne rappresentano una delle realtà più concrete e credibili.


Gianfranco Giardina  su “Paperlate”


Per chi non conosce ancora i Sithonia il disco può risultare difficile di primo acchito, ma “Confine” è un CD da ascoltare gradualmente, assaporandone le raffinate spigolature armoniche di complessa matrice. Per chi invece segue già da tempo il gruppo, non può che trovare in questo CD l’ideale prosecuzione di un progetto cominciato ormai anni fa e che si sta sviluppando sempre più consistente attraverso la produzione precedente del gruppo. Il sound dei Sithonia si delinea ancor più in “Confine”, dove troviamo spesso soluzioni musicali accostabili al prog anni ’70; proponendo però temi attuali e mai scontati, talvolta avendo la bontà di regalarci momenti ironici come avviene per “Sinergie Interattive”: “Piccole vele” è un brano meditativo con un riff azzeccato in parte. L’atmosfera che si respira è un poco underground, metropolitana. Il primo brano strumentale che troviamo è “Pentole sullo scaffale” dove la chitarra di Roberto Magni e il basso di Valerio Roda delineano una melodia trascinante che si fa sempre più incisiva con il protrarsi del brano, su cui si innestano i cori delle tastiere di Oriano Dasasso e Paolo Nannetti: L’organo Hammond, il Moog e i violini ci riportano indietro nel tempo nella bella stagione del prog italiano: Più rappresentativa di un certo stile creativo è “Porto d’Inghilterra”, brano in cui l’interpretazione di Marco Giovannini diventa maggiormente convincente; la parentesi acustica di” ...un altro momento...” ci cattura con il suo rock accattivante fino a portarci a “Piancaldoli”, vera perla di questo disco. “Piancaldoli” inizia dolcemente per poi inerpicarsi vertiginosamente con le sue scale armoniche celebrate con enfasi da una chitarra cristallina e dai synth. Il testo è semplice, ma incisivo. Un altro buon pezzo è “La cella” con un testo poetico e un incedere deciso, così come “Ultimo a stare in porta” , anche se il testo non è all’altezza della melodia: I Sithonia non lasciano all’ascoltatore un attimo di respiro, con i loro continui alternarsi tra frasi dolcemente accennate e momenti di contrasto in cui la musica sembra uscire di getto dagli strumenti, tanto da accostarsi a fraseggi Jazz o più ancora a soluzioni che ritroviamo solo in alcuni dischi di Frank Zappa. “Il segnale” è un breve pezzo acustico Piano/Voce che ci porta ad un altro breve episodio strumentale: “Alla corte del Gran Khan” .

Una malinconica fisarmonica apre la title track “Confine”, altro brano di matrice metropolitana, dove si mette in mostra tutto lo stile dei Sithonia. Una degna conclusione per un buon disco.


Giovanni Rinaldi su “Paperlate”


Hmm, quite a problematic CD this one, because this band does not like

to play it safe, although you could say that no borders are crossed here,

the diversity of the band is large. It starts out very innocently with

chamber music comparable to Le Orme's Florian, but it turns into E.L.P.

at the end with some military like parts thrown in. The melodic theme is

very good.

The next track is something different altogether, because it's quite freaky.

It reminds me a bit of an Italian band I once saw play, called Loschi Dezi

(hmm, is that so) they were something of a cross between carnival music

and the Cardiacs. Really weird stuff, but live very impressive.

Well this track contains influences from both carnival music and echoes

of good ol' Genesis.

The next track is rather like the Dutch band Light but certainly more

varied, while in the next echoes of ELP and Landmarq can be heard.

The next track is rather somewhat like Landslide by the latter band,

a busy jazzrock instrumental with a lot of repitition, although it all

starts out quite innocent.

The seventh track contains a build up starting with acoustic guitar,

moving through mid-tempo into an up-tempo part with organ and

frantic guitar. The vocals (a choir this time) is allowed a place in the

background.

The next track is a quiet one (although varied enough), with piano, very

melodic and lyrical.

The next track is the weakest track of the lot with up tempo ELP, jazzrock

and ending in a cacaphony of sounds.

The tenth track us the silence before the freaky short eleventh one.

The last track to top it all off is one of the best with a very the recurring

them from the first track and a good guitar solo.

Conclusion:

A very worthwhile album with diverse influences and hard to pin down.

But that's just how we should want them, right? Because they sound less

like anyone else I give them more merit then for instance Theatre.

Anyway, some acoustic parts for breathing space, a lot of ELP and some

jazz rock there as well, but as a whole, the freakiness and the melodic

sense fight it out, ending about even, or is it?


Jurriaan Hage (Olanda)


Sithonia [Italy]

Lungo Il Sentiero Di Pietra (89), Spettacolo Annullato (92), Confine (95)

This Italian band has every prog ingredient that's available, combining proper time signatures with occasional hooks. Spettacolo annulatto is their second disc. Two keyboard players, with the guitarist also playing keys, should make this band very keyboard-oriented. But they don't come through as from the mold of ELP or Il Balletto di Bronzo. Rather, the keyboards are used for developing melodic lines that intertwine, giving dynamics going from a somewhat melodic contrapuntal approach to a symphonic styling. Vocals are in Italian and depicts what seems to be dialogues forming a story. The opening piece, "La recita del silenzio", clocking at 22:15 sets the mood with its atmospheres ranging from tranquil to down-to-earth prog fare. The accent is on developing melodies, be them instrumental or vocal, and the band never indulges in too long passages, preffering to expand on musical ideas, making for a recommended album of '90s Italian progressive. -- Alain Lachapelle




This band shows the usual lineup of double-keyboards, guitar, bass, drums and an excellent voice. Spettacolo Annullato is also typical with a variety of arrangements (soft and heavier) often inspired by classical music. The vocals (in Italian), guitar and keyboards share the progression of the melodies thru many episodes with different rhythms. The sound shifts easily from baroque, jazzy or rock ambiences but usually favours electric instruments. Some fresh music with influences that certainly include some from Italian bands from the '70s. Confine still relies on rich and varied arrangements but the band often returns to a rock sound where the electric guitar and keyboards play an important part. The compositions and melodies remain Italian but the sound seems to become more electric, more accessible to British or American listeners. -- Paul Charbonneau


tornarecensioni.html
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Non mi sorprendo più di tanto che la pubblicazione questo disco sia stata respinta da un'etichetta come Musea: troppo difforme sia dalle cose passate dei Sithonia che dal canonico Prog sinfonico italiano. Tutto sommato il nuovo corso dei Sithonia, dopo cioè l'abbandono del chitarrista Roberto Magni ed un certo cambiamento di rotta, è difforme dal vecchio solo nell'aspetto esteriore (e non intendo solo la scomparsa delle orribili vecchie copertine!). In verità si tratta ancora di un Prog non troppo spericolato, dalle sonorità quasi cantautoriali ma, diciamo così, in formato espanso, in cui le orchestrazioni non danno quasi mai vita a bombardamenti strumentali. Tutto viene giocato sul cantato, attorno al quale sembra essere stata costruita la musica. Tutto ciò dà il via a composizioni di eleganza e delicatezza deliziosa, ma all'interno di lunghe composizioni (come i 23'35" della title-track) possono un po' spiazzare, mal riuscendo a tener viva l'attenzione. In sostanza mi sembra di poter addirittura dire che "Hotel Brun" rappresenti un po' il recupero di un discorso musicale iniziato con l'album d'esordio "Lungo il sentiero di pietra". (Alberto Nucci)

SITHONIA — Hotel Brun

SPECIAL COLLABORATOR Symphonic Prog Specialist


For their fourth and last studio effort, Hotel Brun, Sauro Musi has replaced Roberto Magni on the guitarist's position, but things are "business as usual"; that is, the tracks show all the virtues of Italian symphonic tradition, assimilated by Sithonia's ability to write catchy songs and arrange them with finesse and distinction. The initial five tracks, which display a sense of romanticism more intense and direct than on their previous recordings, are conceptually linked under the concept 'Canzoni Crepuscolari': an appropiate title, since the sense of emotion displayed in these tracks feels actually quite crepuscular, like ballads or semi-ballads sung in a distant piano bar well past midnight. There's no way one can appreciate really these songs out of this global context, but certainly the most notable compositional ideas are condensed in tracks 1 and 3. Next, we find the namesake suite: a well-arranged series of well-written distinct songs, which keep the flame of evocative romaticism that the first five songs had effectively lightd on. After this one, the tender ballad in waltz tempo entitled 'Risvegli' serves as a beautiful closing (for both the album and Sithonia's musical history). Generally speaking, Sithonia's career has proved to be one of the most interesting in the contemporary Italian progressive scene, with their first two studio works moving towards a more open sense of passion and refined extravagance, while the last two set an increasingly tendecy towards a calmer trend.


SITHONIA — Hotel Brun

Review by geezer

It looks like this was to be the farewell album of this Italian group. Sithonia plays traditional Italian symphonic prog that sounds very sophisticated. Their music might be a little simpler than most of the other acknowledged new Italian groups yet they still avoid all commercialisms. They remind me of Banco del Mutuo Soccorso and La Locanda delle Fate with perhaps an even more romantic touch. A band that is definitely in the better half of the 90’s Italian groups. “Hotel Brun” is a great example of this. Their line-up is the usual prog line-up except that they have dual keyboards (mini moog, hammond, synthesizers). There are also some nice violin leads, which are credited to a non-band member Paolo Zuntini. . They had a very good vocalist in Marco Giovannini. Most of the tracks in this album are written by the keyboardist Paolo Nannetti and a non-band member Roberto Magni (he was the guitarist in earlier albums).

The highlight track is without a doubt the over 23-minute title track “Hotel Brun”. This is also the most progressive track. Here the band delivers especially some really beautiful runs with the dual keyboards. My other favourite track is “Ombra Nella Nebbia” written by the bassist Valerio Roda. A very nice track this one indeed.

Conclusion: Very good 90’s Italian progressive that should please fans of the Italian sound.


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